venerdì 18 settembre 2015

WhatsApp supera Facebook: intimo e immediato

Gli adolescenti preferiscono WhatsApp a Facebook: passano quasi 7 ore e mezza a scambiare messaggi sull'app di instant messaging. Lo rivela la ricerca dell'universa telematica eCampus.

WhatsApp è l'app di messaggistica più diffusa e più utilizzata dagli adolescenti e non solo. Infatti, come spiega l'autrice della ricerca Daniela Frau«WhatsApp è il social network più usato e amato non solo da questa generazione ma da tutti, principalmente perchè è intimo e immediato». 

Un'applicazione tanto diffusa che ha condizionato e sta condizionato la generazione dei "nativi digitali": l'abitudine di messaggiare continuamente e compulsivamente influenza la formazione della personalità, dei rapporti e degli affetti.

Oltre che da Whatsapp, gli adolescenti sono suggestionati da tante altre applicazioni e dall'uso stesso dello smartphone. I docenti Howard Gardner e Katie Davis, rispettivamente dell'Università Harvard e Washington, nel loro libro Generazione App affermano che i giovani si rivolgono alle app per rispondere ai propri interrogativi, bisogni o aspirazioni.

A questa tesi si appoggia Daniela Frau che, insieme alla psicologa Giulia Cavalli, ha condotto un'indagine su quattro classi di due istituti superiori, uno di Cagliari e uno di Viterbo. Ne è emerso che tutti coloro che posseggono uno smartphone lo tengono acceso 24 ore su 24 e vi trascorrono mediamente da 7 ore e 48 minuti fino addirittura a 14h al giorno. Questo perchè il cellulare ormai non è più un solo strumento di comunicazione, ma un vero e proprio terminale multimediale, con cui navigare in rete, ascoltare musica, vedere e fare video e foto, giocare e conversare.

Tra queste attività domina l'instant messaging: l'app più utilizzata è appunto WhatsApp con una media di 7 ore e 23 minuti nel corso delle quali vengono trasmessi circa 575 messaggi al giorno. Gli adolescenti preferiscono WhatsApp a Facebook, perchè consente una conversazione in tempo reale con un solo amico o con un gruppo scelto. Paolo Ferri, nel libro Nativi digitali, conferma infatti che «I ragazzi si sono resi conto che quello che scrivono su Facebook lo vedono tutti coloro ai quali hanno dato l'amicizia, spesso genitori compresi, così hanno preferito tornare a uno strumento più correlato, che ripristina una socialità uno a uno o uno a pochi».